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Convegno

190x287 Inv. 269 Il Pensatore, 1973, olio su tela, cm 92x73

Fine della Bellezza?
Dibattito tra arte classica e moderna

 Accademia Nazionale di San Luca, Roma
Martedì 22 novembre 2016
Ore 9:15

G. de Chirico, Il Pensatore, 1973

L’incontro celebra il 30° anniversario dalla nascita della Fondazione Giorgio e Isa de Chirico, costituita nel 1986, per volontà della vedova Isabella Pakszwer Far e di Claudio Bruni Sakraischik, curatore del Catalogo Generale, al fine di tutelare e promuovere l’opera artistica e intellettuale del Maestro. Nel corso dello stesso, oltre a una breve presentazione delle principali attività svolte negli anni dalla Fondazione relativamente alla raccolta e alla divulgazione di documentazione sull’opera dell’artista, sarà presentata la recente edizione di «Metafisica. Quaderni della Fondazione Giorgio e Isa de Chirico» nell’edizione parallela inglese «Metaphysical Art» n. 14/16, Maretti Editore, che include la prima traduzione inglese della Commedia dell’arte moderna e il corpus delle poesie dell’artista. Oltre ai trentanove saggi, nella Commedia dell’arte moderna sono collocati gli scritti programmatici sull’arte metafisica, usciti nella rivista «Valori Plastici», oltre ai numerosi scritti critici sui vari maestri classici e pittori moderni. Nel corso del dibattito saranno trattati gli aspetti filosofici e storici dell’opera di de Chirico, la sua critica dell’arte moderna e il “ritorno al mestiere”, cioè all’arte classica, rilevando come egli sia il primo pittore post-moderno, ispiratore di Magritte e del Surrealismo.

Programma:

9.15: Introduce e coordina il prof. Francesco Moschini, Segretario Generale dell’Accademia Nazionale di San Luca

9:30: I trent’anni della Fondazione Giorgio e Isa de Chirico – prof. Paolo Picozza, Presidente della Fondazione

9:45: Presentazione della Rivista “Metaphysical Art – The de Chirico Journals” n. 14/16 (Maretti Editore, 2016) – prof. Fabio Benzi, Ordinario di Storia dell’Arte Contemporanea, Università “Gabriele d’Annunzio” di Chieti-Pescara

10:00: Contro il nuovo: Metafisica e modernità – prof. Federico Vercellone, Ordinario di Estetica, Università di Torino

10:30: De Chirico. Il mistero della forma – prof. Massimo Donà, Ordinario di Metafisica e Ontologia dell’arte, Università san Raffaele, Milano

11:00: Pausa caffè

11:15: Metafisica dell’arte e arte metafisica – prof. Sergio Givone, Ordinario di Estetica, Università di Firenze

11:45: Tradizione e modernità nell’opera di Giorgio de Chirico – prof. Giuseppe Di Giacomo, Ordinario di Estetica, Università la Sapienza, Roma

12:15: Discussione delle relazioni

12:45: Considerazioni conclusive – prof. Riccardo Dottori, Ordinario di Filosofia teoretica, l’Università degli Studi di Roma Tor Vergata

13:15: Conclusione dei lavori – prof. Claudio Strinati, Accademico di San Luca, storico dell’Arte, Consulente di staff del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, già Soprintendente per il Polo museale romano, critico musicale

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Per discutere questo tema quanto mai attuale per quanto riguarda l’opera di de Chirico sono stati invitati a parlare quattro dei più importanti docenti di Estetica e Filosofia dell’arte in Italia che hanno trattato temi attinenti a questo dibattito che vogliamo brevemente presentare:

Federico Vercellone, ordinario di Estetica all’università di Torino, che ha pubblicato nel 2008 un libro sul tema: Oltre la bellezza (Il Mulino 2008), in cui discute il tema della fine della bellezza classica e dell’arte bella, che comporta poi la fine di quel rapporto tra arte e filosofia teorizzato da Hegel, secondo cui l’arte, come la religione, doveva essere superata nella filosofia. Nell’Arte moderna e in quella post-moderna si assiste alla fine dell’arte e della bellezza come ancelle della filosofia e di conseguenza all’autoaffermazione dell’arte come verità e alla sua indipendenza dalla filosofia. Questo viene ancora sviluppato nel libro scritto insieme a Olaf Breidbach, psichiatra e filosofo della mente: Pensare per immagini (Mondadori 2010), tema molto attuale, poiché l’approccio visuale manifesta oggi una sua particolare attualità; ma anche un tema caro a de Chirico, che gli aveva dedicato un celebre saggio, Il meccanismo del pensiero (1943), titolo sotto cui è stata edita da Maurizio Fagiolo dell’Arco la prima grande raccolta di scritti del Maestro nel 1982. L’ultimo libro di Vercellone, Dopo la morte dell’arte (Il Mulino 2013), riallacciandosi al tema hegeliano dell’essere passato dell’arte tratta dei tanti temi dell’estetica e dell’arte contemporanea, quali la fine dell’arte attraverso la sua trasfigurazione come prodotto industriale e il complesso tema dell’estetizzazione del mondo che si ha coscientemente con l’opera dell’artista pop Andy Warhol. Così l’originaria diagnosi hegeliana viene vista in un’ottica positiva: l’arte deve morire perché rinasca in modo utile ai nuovi tempi, in quell’emancipazione dalla estetizzazione che solo può liberare il contenuto che le è proprio (coincidente in buona parte con quanto espresso dalla svolta concettuale del Novecento, come visto sopra a proposito di Duchamp). Notiamo anche qui l’interpretazione delle Muse inquietanti di de Chirico data da Andy Warhol.

Massimo Donà, ordinario di Estetica e Ontologia dell’arte al San Raffaele di Milano, autore di numerosissime pubblicazioni, di cui ricordiamo solo le ultime più famose, come Filosofia. Un’avventura senza fine (Bompiani 2010), in cui ci parla della filosofia come una navigazione attraverso il gran mare dell’essere (ricordiamo la tolda della nave ne Le muse inquietanti [1918] e in altri quadri del Maestro), poi Misterio grande: Filosofia di Giacomo Leopardi. Ma l’ultimo grande libro dell’autore (1200 pagine) è Teomorfia. Sistema di Estetica (Bompiani 2015), in cui traccia una ricostruzione storico ideale dell’arte occidentale da quella antica a quella moderna e post-moderna, secondo tra filoni, riconducibili al concetto originario di arte fissato nel Timeo di Platone, da cui essi si dipartono: il primo è quello aristotelico, in cui il concetto di catarsi è riconducibile in fondo al piacere, e il cui influsso arriva sino all’estetica dell’Illuminismo. Il secondo è quello che parte da Plotino e arriva sino a Kandisky, Mondrian e Malevitsch, basato sull’impossibilità di rappresentare l’Uno, l’Assoluto, per cui le opere d’arte sono solo finestre su di esso. Il terzo è quello che parte dal tomismo originario, che con il concetto di analogia; questo, svolto come l’identità e la differenza di essenza e esistenza in Dio ci dà la possibilità di ritornare al concetto platonico originario dell’identità delle cose e del loro legame, che è il concetto della creazione del mondo come la sprema opera d’arte sviluppato nel Timeo, e apre la possibilità di nuove esperienze sacrali dell’arte, quando questa è intesa come il tempio – temenos – la finestra in cui ci si manifesta la dimensione del Sacro. È questo il caso in molte correnti artistiche del Novecento, e in particolare –  aggiungiamo noi – in de Chirico.

Sergio Givone, Ordinario emerito di Estetica all’Università di Firenze, noto soprattutto per la sua Storia dell’estetica (1998), che ha avuto molti imitatori, Prima lezione di estetica (2010), Listening to Art – Figural arts, Literature and Music (2014), poi come pensatore per la sua Storia del nulla (Laterza 2001), in cui ripercorre la storia del pensiero del nulla nella metafisica occidentale, a partire da Parmenide a Heidegger, e le sue ripercussioni nella mistica, in particolare in quella medievale e nel mistico tedesco Meister Eckardt, che venne condannato e i cui libri vennero bruciati per aver identificato Dio con il nulla. Egli mostra però come il concetto del nulla sia importante anche nella scienza. Il suo pensiero filosofico è comunque sempre legato all’estetica e all’arte, in particolare  per la capacità che egli ha di tradurre i pensieri in immagini, e di trattare la storia della filosofia come il grande racconto delle storie dei tempi passati, in Metafisica della peste (2012), Morte (2013) e I sentieri della filosofia (2015); così ha interpretato anche la Fenomenologia della spirito di Hegel come un tale racconto delle avventure dello spirito passato, e insieme a Remo Bodei: Beati i miti perché possiederanno la terra. La natura prettamente estetica del suo pensiero lo ha portato naturalmente ad essere autore di romanzi filosofici, quali Favola delle cose ultime (1998), per il quale è stato candidato al Premio Strega, e Nel nome di un Dio barbaro (2002). Per questo egli nella sua relazione tratterà direttamente della Metafisica di de Chirico come pittura e come filosofia.

Giovanni di Giacomo, ordinario di Estetica all’Università di Roma La Sapienza si è occupato sia della estetica per quanto riguarda la letteratura, che per quanto riguarda l’arte figurativa, come ci mostrano gli stessi titoli delle sue ultime opere: Introduzione a Paul Klee (Laterza 2003); Narrazione e testimonianza. Quattro scrittori italiani del ‘900 (Mimesis 2012); Malevic, Pittura e filosofia dall’Astrattismo al Modernismo (Laterza 2014); Fuori dagli schemi. Estetica e arti figurative dal ‘900 a oggi (Laterza 2015); Una pittura filosofica. Antoni Tapiès e l’Informale (Mimesis 2016).

Schermata 2016-11-03 alle 09.05.34 Martedì 22 novembre 2016 – Ore 9:15
Accademia Nazionale di San Luca
Piazza Accademia di S. Luca, 77
00187 Roma

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Giorgio de Chirico. Metafisico
Alberto Savinio. Artista poliedrico
5 marzo 2012 – ore 9:00
Sala dei Marmi – Palazzo Barberini, Roma
Convegno organizzato da Fondazione Giorgio e Isa de Chirico in collaborazione con prof. Riccardo Dottori e il Dipartimento di Ricerche Filosofiche dell’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”.
Il convegno ha visto la partecipazione di professori provenienti dalle tre grandi università di Roma, insieme ad altri specialisti, tra cui: Lazzaro Caputo, Ester Coen, Riccardo Dottori, Stefano Gallo, Elio Matassi, Pietro Montani, Paolo Picozza, Claudio Strinati, Agostino Ziino. La giornata di studi dedicata ai due grandi protagonisti del ‘900 ha offerto al pubblico approfondimenti e riflessioni innovative sulla specificità delle opere di entrambi. Corredato dalla proiezione di capolavori pittorici di Giorgio de Chirico e dalla lettura dei manoscritti di Parigi (1911-15), l’incontro si è concluso sulle note impetuose de Les chants de la mi-morts di Savino (1914), suonato al pianoforte da Maestro Monaldo Braconi.
In occasione del convegno, è stato presentato il nuovo numero della rivista “Metafisica. Quaderni della Fondazione Giorgio e Isa de Chirico” (n. 9/10) che segna il decimo anniversario della pubblicazione.
comunicato stampa