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Collezione

Nel 1990, alla morte di Isabella Pakszwer Far, vedova dell’artista, la Fondazione eredita la casa del pittore e la maggior parte del suo patrimonio artistico costituito da un nutrito corpus di opere pittoriche, grafiche e scultoree che partono dalla metà degli anni Venti. Si tratta soprattutto di lavori realizzati da de Chirico negli ultimi trent’anni della sua vita, molti dei quali esposti in casa (oggi Casa-museo de Chirico) quando i coniugi erano in vita. Di questo vasto patrimonio, nel 1987 Isabella Pakszwer Far donò allo Stato Italiano 24 opere entrate poi a far parte delle collezioni della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, tra cui alcuni dipinti fra i più antichi come Ritratto della madre (1911), Lucrezia (1921), La Gravida (1923), d’après Raffaello, e il famoso Autoritratto nello studio di Parigi (1934-35).

In questa sezione è presente una scelta di opere rappresentative della collezione. Al suo interno, la produzione pittorica è quella maggiormente presente: oltre ad opere come Il figliol prodigo, Orfeo trovatore stanco, Il ritorno di Ulisse, sono presenti numerosi d’après dei Grandi Maestri, da Le tre Grazie da Rubens del 1954, a Venezia, Palazzo Ducale da Canaletto del 1955, nonché le “Vite silenti”, così come de Chirico amava definire le sue nature morte, di cui ricordiamo Natura morta con coltello del 1932, tra le più antiche della collezione. A queste si aggiunge la considerevole serie di ritratti della moglie Isa, così come alcuni autoritratti tra cui il famoso Autoritratto con corazza del 1948 o Autoritratto nel parco con costume del Seicento del 1959. Inoltre, la Fondazione raccoglie l’unica ricca ed esauriente collezione dell’ultima stagione dechirichiana, la cosiddetta “Neometafisica” (1968-76), periodo durante il quale de Chirico ritorna, con spirito nuovo, su alcuni soggetti celebri quali i Manichini e gli Archeologi, oppure personaggi mitici come Ettore e Andromaca; tornano attuali anche temi quali i Soli, i Bagni misteriosi e i Trofei; si riaffermano le rivoluzionarie invenzioni spaziali delle Piazza d’Italia e degli Interni metafisici della prima stagione metafisica.

Tra le opere scultoree, ricordiamo Gli archeologi del 1940, una piccola terracotta policroma dipinta a mano che rappresenta uno dei primi sperimenti plastici del Maestro. Cospicuamente presente è la produzione delle sculture in serie, esclusivamente colate in bronzo, poi dorate o argentate, o semplicemente patinate, con le quali de Chirico rese in tre dimensioni i personaggi classici della sua pittura. La monumentale Ettore e Andromaca, alta cm 230, collocata oggi nell’atrio del Palazzo dei Borgognoni in Piazza di Spagna 31, accoglie i visitatori che si avviano verso la Casa-museo.

Muovendo da questo nucleo storico, la Fondazione ha continuato negli anni ad arricchire il suo patrimonio con acquisizioni che mirano ad ampliare il punto di osservazione sulla multiforme produzione del Maestro. Nel 2004 entra a far parte della collezione la scultura di dimensioni monumentali Il Pesce, in pietra di Vicenza, parte della “Fontana dei Bagni Misteriosi” (1973) collocata nel Parco Sempione a Milano: dal mese di dicembre 2010 la scultura, già in comodato presso il Comune di Milano, è esposta nel Museo del Novecento della stessa città. Sempre nel 2004 viene acquisita l’edizione del 1941 del Libro dell’Apocalisse a cura di Raffaele Carrieri, stampato in 160 esemplari, ciascuno con 20 litografie disegnate dall’artista; l’esemplare della Fondazione è corredato da ulteriori 10 tavole colorate a pastello. Inoltre, ricordiamo tra le altre, l’importante acquisizione nel 2006 di un insieme di costumi teatrali (in parte colorati a mano), 19 pezzi in tutto, disegnati dal Maestro per la produzione di Pulcinella, Ballet Russes de Monte Carlo nel 1931 e per la messa in scena di Protée nel 1938. In questi anni vennero acquisiti anche una serie di disegni degli anni Venti e Trenta, di cui si segnala lo studio per Mobili nella valle del 1927. Tra i prestiti permanenti citiamo, invece, la concessione della scultura monumentale in bronzo patinato Gli Archeologi alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma.

Per l’eccezionalità del numero (oltre 600 pezzi) e per la straordinaria qualità delle opere nonché per la varietà delle tecniche e degli ambiti di ricerca rappresentati, la collezione di cui gode la Fondazione costituisce dunque un unicum nell’ambito dell’intera produzione dell’artista: un “punto di vista” assolutamente privilegiato per seguire le continue variazioni del lungo cammino dell’arte dechirichiana, le diverse declinazioni della sua Metafisica in perenne evoluzione.