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Orfeo trovatore stanco, 1970

Orfeo trovatore stanco, 1970

Olio su tela, cm 149 x 147 (Inv. 71)

Nella mitologia greca Orfeo era il musico poeta il cui canto melodioso accompagnato dalla lira ammansiva le bestie feroci e muoveva le pietre. Il soggetto viene affrontato da de Chirico in due lavori teatrali: per il Maggio Musicale Fiorentino esegue le scene nel 1949 per L’Orfeo di Monteverdi e nel 1973 per la rappresentazione di Orfeo ed Euridice di Gluck. In questa come nelle altre opere del periodo neometafisico degli anni Sessanta e Settanta de Chirico riprende temi ed elementi iconografici del suo “repertorio”, in una sorta di autocitazione non priva di ironia e di nuove originali invenzioni.

Nella composizione, ambientata in un’ampia e desolata piazza sterrata, troviamo una quattrocentesca architettura porticata che caratterizza tanta della produzione dechirichiana, come il paesaggio sullo sfondo, dove un’alta e possente ciminiera rimanda a scenari urbani industriali che pure sono comuni nella sua pittura degli anni Dieci. Dietro il muretto che segna la linea dell’orizzonte si intravede veleggiare un’imbarcazione nei pressi di un borgo mediterraneo.

Nel cielo verde e solido appare in trasparenza la sagoma del Castello di Urbino, come a evocare una lontana memoria. Protagonista assoluto è il trovatore-manichino, ennesima declinazione di una tipologia consolidata nelle immagini dechirichiane degli anni Dieci e Venti. Secondo Jole de Sanna il trovatore in questione trova il suo riferimento precipuo ne Le Vaticinateur del 1915. Tuttavia il manichino della prima stagione metafisica si contamina qui con l’iconografia degli Archeologi, i manichini-filosofi degli anni Venti con i caratteristici cumuli di squadre e giocattoli raccolti sul ventre. Gli strumenti dietro le spalle del trovatore richiamano inoltre gli Interni metafisici ferraresi del periodo 1915-1918. Questa ricca collazione di svariati brani del linguaggio metafisico di de Chirico, quasi una summa della sua opera, si ibrida infine con i nuovi elementi iconografici: le fantasiose volute barocche poste come a virgolettare le sue autocitazioni. (SV)