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Natura morta con coltello, 1932

Natura morta con coltello, 1932

Tempera e olio su tela, cm 80 x 140 (Inv. 79)

Questa natura morta di grandi dimensioni è una delle opere più antiche presenti in casa de Chirico. Il dipinto, datato 1932, fa parte della serie delle nature morte esposte in occasione della Seconda Quadriennale di Roma del 1935. Da Parigi, dove viveva in quegli anni insieme alla compagna Isa, de Chirico invia quarantacinque quadri di cui una parte importante sono nature morte: le opere appartengono alla sua vena “fantastica”, ma anche al nuovo ritorno all’ordine, come scrive lo stesso pittore in catalogo: “Oggi più che mai mi sento attirato dal problema del mestiere e della qualità pittorica. A questo problema dedico la maggior parte delle mie fatiche di pittore. I quadri ove maggiormente si sente questa mia tendenza sono: L’autoritratto nello studio, la composizione che s’intitola Nobili e borghesi, alcune nature morte ed alcuni paesaggi…”.

L’Autoritratto nello studio di Parigi del 1935, anch’esso esposto alla Quadriennale dello stesso anno, diviene una sorta di opera manifesto della nuova pittura di de Chirico. Già nel 1928 l’approfondimento delle sue ricerche legate alla conoscenza tecnica lo portò alla pubblicazione del Piccolo trattato di tecnica pittorica, una sorta di vero e proprio ricettario sui materiali, le tecniche, gli espedienti e i segreti del mestiere. Il dipinto mostra un’eccezionale fattezza pittorica, un’attenzione particolare alla resa materica.

In Le nature morte del 1942: scriverà: “Dipingere l’aria significa dare una tale plasticità, un tal volume, una tale forza della forma alle cose, che tra un oggetto e l’altro si senta circolare l’aria e che gli oggetti appaiono come sospesi, immobili, ma vivi, nell’aria che si sposta, che si muove, mentre le cose sembrano fermate, immobili come per effetto di magia, con le loro frontiere, i loro promontori, le loro terrazze, le loro torri, i loro belvederi, i loro orizzonti. Una natura-morta contiene tutta una geografia, tutt’un mondo ridotto, come in un dizionario illustrato”. (BD’A)