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Le tre Grazie, 1954

Le tre Grazie, 1954

Tempera e olio su cartoncino telato, cm 36,5 x 48 (Inv. 117)

Usualmente raffigurate nella tradizione iconografica come giovani vergini che danzano abbracciate in cerchio, nella mitologia classica le tre Grazie erano le figlie di Zeus e della ninfa Eurinome. Dee della gioia, del fascino e della bellezza, erano legate alla forza della natura e alla vegetazione e come le muse donavano ad artisti e poeti l’estro creativo per realizzare le proprie opere d’arte.

Il tema delle “Tre Grazie” è caro a de Chirico, che lo ripropone più volte in varie versioni. Questa in particolare degli anni Cinquanta condensa una serie di elementi che sono propri del suo periodo “barocco”. Innanzitutto lo stile e la pennellata, che si rifanno alla pittura del Seicento e soprattutto a Rubens. Peraltro anche il pittore fiammingo annovera questo soggetto nella sua produzione, ma in questo caso de Chirico sembra piuttosto rifarsi alla pittura del sempre amato Böcklin. La fonte, come è già stato suggerito (De Chirico e il museo, 2008, p. 127), sembra ravvisabile nel dipinto Inno alla Primavera del 1888, nel quale a sua volta il pittore svizzero rielabora un celebre affresco proveniente da Pompei, che probabilmente aveva potuto studiare presso il Museo Archeologico di Napoli durante il suo soggiorno in Italia del 1863. Nella sua fase barocca degli anni Quaranta e Cinquanta, de Chirico, pur richiamandosi in prevalenza alla pittura del Seicento, recupera diversi temi e passioni dei suoi periodi precedenti, in particolare di quello “romantico” degli anni Venti, caratterizzato dall’ispirazione a Böcklin, Klinger e Courbet. La somiglianza con il sopracitato dipinto böckliniano si sostanzia soprattutto nella figura di spalle, di cui de Chirico riprende la posa e il drappo che cinge i fianchi. (SV)