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Il ritorno di Ulisse, 1968

Il ritorno di Ulisse, 1968

Olio su tela, cm 59,5 x 80 (Inv. 44)

Elaborazione originale degli ultimi anni di produzione del Maestro, la composizione nasce da un ‘collage’ e un libero rimaneggiamento linguistico dei propri vocaboli. De Chirico mette Ulisse ai remi di una barchetta che naviga su un mare-tappeto all’interno di un rassicurante interno borghese. Riguardo all’ambivalenza dell’interno-esterno ritroviamo in Hebdomeros (1929), un passo illuminante: “Ebdòmero doveva fuggire. Fece in barca il giro della sua camera, respinto sempre agli angoli dalla risacca e, finalmente, sfruttando tutta la sua energia e la sua destrezza di vecchio ginnasta, aiutandosi con le cornici, abbandonò il suo fragile scafo e si issò fino alla finestra che era posta molto in alto, come la finestra di una prigione”.

La stanza sembra un piccolo museo ideale che l’artista innalza, questa volta, verso la fine di un lungo percorso artistico, in memoria di se stesso: l’armadio, la sedia e la poltrona sono una citazione della serie dei Mobili nella valle degli anni Venti; il quadro sulla destra riproduce il celebre motivo della Piazza d’Italia dei primi anni della Metafisica; la stanza ci riporta agli interni degli anni Venti. La porta semiaperta sullo sfondo e la finestra aperta sul familiare paesaggio archeologico ci indicano, ancora una volta, una dimensione e un luogo al di là del nostro contingente essere del e nel mondo. Dall’oscurità dell’oblio (l’ombra oltre la porta) attraverso la memoria (i resti di un passato lontano) possiamo ricostruire il senso che è “dentro” le cose e che solo lo sguardo di un sognatore o di un bambino può rivelare.

Attraverso un moto circolare continuo di andata e ritorno de Chirico, come Ulisse, ritorna a casa, la propria terra – luogo abbandonato e ritrovato allo stesso tempo – e vi ritorna trasformato dopo il lungo viaggio intrapreso, un viaggio che è, prima di tutto, una condizione della mente. (BD’A)