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Il meditatore, 1971

Il meditatore, 1971

Olio su tela, cm 90 x 70 (Inv. 23)

L’iconografia del dipinto costituisce una variante di quella elaborata nella serie degli Archeologi negli anni Venti a Parigi. Similmente, le figure erano caratterizzate dalla sproporzione tra il busto e le gambe, corte e ricoperte di drappi, con il ventre ingombrato da assemblaggi di vari oggetti, come squadre e regoli, ma in seguito anche frammenti di architetture classiche, che alludono alle costruzioni del pensiero. Una immobilità contemplativa è insita in questi manichini, che de Chirico stesso ci dice essere ispirati a sculture gotiche, rappresentanti santi e apostoli seduti, osservate presso il Duomo di Milano: “Erano dei personaggi che non si potevano immaginare che seduti […]. Le gambe molto corte coperte delle pieghe degli abiti formavano con le pieghe stesse una specie di basamento, di fondamento indispensabile ma atto a sostenere il tronco monumentale […]” (G. de Chirico, Naissance du Mannequin, 1938).

Il cumulo di oggetti che ricopriva il grembo degli Archeologi parigini lascia qui il posto a un viluppo dalle forme organiche che, pur mantenendo un impianto connotato da un senso di costrizione spaziale, acquista un tono di leggerezza, visiva e concettuale, grazie alla fluidità della nuova materia. I pensieri, ondeggianti come delle piume, sembrano scaturire dalla mente del meditatore/filosofo, a confronto con se stesso nell’atto speculativo, avvolgendolo, come a suggerirne il groviglio labirintico dell’Io, mentre la mano protesa sembra voler trasmettere il proprio spazio interiore agli astanti. (SV)