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I Gladiatori dopo il combattimento, 1968

I gladiatori dopo il combattimento, 1968

Olio su tela, cm 58 x 83 (Inv. 287)

Il dipinto, di epoca neometafisica, affronta il tema dei Gladiatori, altro soggetto enigmatico che de Chirico sviluppa tra il 1927 e il 1929 a Parigi. “Gladiatori! Questa parola contiene un enigma”: così esclama Ebdòmero, alter ego di de Chirico protagonista del romanzo Hebdomeros pubblicato proprio nel 1929, dove questo esercito di personaggi ritorna in numerose pagine, collocato in un’atmosfera onirica, sospeso tra rievocazione storica, mito e leggenda. La serie raggiunge il suo culmine nella decorazione della casa parigina del gallerista e collezionista Léonce Rosenberg che nel 1928-1929 decide di coinvolgere i ‘suoi artisti’ nell’impresa pittorica. “Gladiatori!”: il suono stesso della parola suscita in Ebdòmero sensazioni e pensieri che la sua “immaginazione potente” traduce in vivide visioni. Così continua il testo: “E pensò ai teatri di varietà, il cui soffitto illuminato evoca le visioni del paradiso dantesco; pensò anche a quei pomeriggi romani, alla fine dello spettacolo, quando il sole declinava e l’immenso velario aumentava l’ombra sull’arena da cui saliva un odore di segatura e di sabbia inzuppate di sangue”.

Il riferimento iconografico della serie è il motivo classico degli antichi fregi romani a bassorilievo, declinato dal Maestro in numerose tele secondo diverse tipologie e sperimentazioni estetiche. Nell’opera in questione la stessa riproduzione pittorica simula un bassorilievo marmoreo dove le figure, schiacciate in uno spazio bidimensionale, sono disposte secondo quella costruzione per piani successivi e paralleli tipica dei rilievi antichi del IV secolo d.C., così come le loro capigliature rievocano l’effetto caratteristico ottenuto dall’uso dello scalpello. Da sottolineare nel dipinto la caratterizzazione fisiognomica dei volti, in luogo delle più frequenti generiche figure statuarie di guerrieri-manichini senza identità. Contrariamente ad altre rappresentazioni, è colto qui l’attimo successivo alla battaglia, un momento di riflessione segnato da una vena ‘melanconica’ a seguito della furia animalesca del combattimento. I gladiatori sono assorti nella meditazione dell’accaduto, i loro sguardi non si incontrano e, anche se così vicini, ognuno è chiuso nella propria solitaria riflessione. È la diversa direzione degli sguardi che costruisce la sensazione dello spazio fisico e psicologico in cui le figure sono immersi. Il colore vivifica i personaggi ‘pietrificati’ in un metafisico e spaesante incontro tra pittura e scultura. (BD’A)