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Autoritratto con corazza, 1948

Autoritratto con corazza, 1948

Tempera e olio su tela, cm 50 x 40 (Inv. 65)

Gli autoritratti in costume costituiscono una delle principali espressioni della cosiddetta fase “neobarocca” del Maestro, cui perviene alla fine del 1939. La nuova evoluzione, che è ricordata nelle Memorie come la terza delle sconvolgenti “rivelazioni” che hanno segnato la sua vita d’artista, era avvenuta durante una visita al Louvre davanti a un’opera di Velázquez, in compagnia della seconda moglie, nonché musa ispiratrice, Isabella Far. La pittura del Seicento diventa ora la sua nuova guida, eleggendo soprattutto Rubens come punto di riferimento e concentrandosi in particolar modo sulla ricerca di una materia pittorica similmente fluida e brillante. Le opere degli anni Quaranta e Cinquanta sono infatti dipinte con complesse emulsioni, distillate dai ricettari pittorici francesi sette e ottocenteschi, all’insegna della mai sopita passione per la “bella materia” e per il “mestiere”, che in questi anni lo porta a firmarsi come “Pictor Optimus”.

Gli autoritratti in costume, realizzati da de Chirico a partire dal 1939, possono essere ricondotti a due tipologie: quelli realizzati mediante i costumi di scena del Teatro dell’Opera di Roma, portandoli in studio e mettendoli in posa, e quelli in cui sia il costume che l’iconografia sono citazioni di quadri dei maestri del passato. L’Autoritratto con corazza fa parte di quest’ultimo gruppo e trova il suo modello nel ritratto di Filippo IV con corazza di Velázquez del 1626 ca. Si tratta di un soggetto molto amato dal Maestro, che lo ha replicato in più versioni.

Sarà inoltre il Maestro stesso ad affermare: “Spesso qualcuno mi domanda perché mi ritraggo sempre vestito con costumi antichi. Alcuni credono che lo faccia per vanità. Lo faccio semplicemente perché gli abiti di una volta erano molto più ricchi, colorati e belli degli abiti moderni”. (SV)